Articolo di approfondimento: l’elemento Terra della Colonna centrale

di  Sandro Mammina

Dopo aver trattato dell’elemento Aria ci si occuperà stavolta di cercare di descrivere un altro degli elementi che formano il creato secondo la concezione del filosofo Empedocle che riprendendo le tesi di un altro filosofo, Anassimene di Mileto (VI sec. a.C.) considera tali elementi  “ radici di tutte le cose, immutabili ed eterne”.

Il secondo elemento che analizziamo è  quindi quello della Terra posto a decorazione della parasta di destra per chi guarda l’altare maggiore.

Partendo dal basso della parasta notiamo due piccoli cani cavalcati ed abbracciati con trasporto da due puttini. C’è da dire che il cane nella simbologia cristiana non ha mai avuto grande importanza al contrario di altri animali domestici come il cavallo per esempio. Se nei miti pagani questo animale spesso era associato alla fedeltà al contrario nelle comunità israelitiche dell’epoca il cane non era ammesso nel contesto familiare.

Spesso nella Bibbia il cane è usato per alludere ad espressioni di disprezzo: “ Il Filisteo gidò verso Davide: sono io forse un cane, perchè tu venga a me con un bastone ? E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dei.” 1 Sam 17,43; contro eretici: “ Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque pratica la menzogna” Ap 22,15; e pagani: “ Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci perchè non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi “ Mt 7,6.

Tuttavia può altresì capitare che tale animale dal punto di vita iconografico sia usato nella sua valenza positiva, ecco allora un cane nella parabola dal vangelo di Luca  che lecca le piaghe dello sventurato Lazzaro al banchetto del ricco Epulone, o ancora un altro che accompagna Tobia nel suo viaggio assieme all’ arcangelo Raffaele, ed un cane può apparire anche in quadri importanti come l’ Adorazione dei Magi di Tiziano.

Come poi non ricordare il cane che accompagna sempre nelle raffigurazioni san Domenico di Guzman e san Rocco.

Sempre osservando la parasta notiamo che sopra i puttini si trova una ghirlanda di frutti, allusione a ciò che di buono la Terra produce.

Ancora volgendo lo sguardo in su, nella parte centrale del pilastro la decorazione si fa più interessante, vengono infatti raffigurati due centauri che con una mano tengono ben saldo per il collo un mostro a due teste e con l’ altra brandiscono una clava.

Il centauro nell’antichità classica greca era un essere metà uomo e metà cavallo nato dalla relazione di Issione re dei Lapiti e la dea Era, successivamente la sua figura entra a far parte dell’immaginario della mitologia romana e successivamente nei cosiddetti bestiari medievali, la loro natura è spesso rappresentata come violenta e brutale, ma può anche essere associato a figure positive come quella di Chirone maestro di Achille.

Il centauro viene usato nella più antica simbologia cristiana per alludere alla doppia natura di Cristo, quella umana nella parte equina con le zampe che calcano la terra, quella umana nel suo busto alludendo al passo della Genesi in cui si dice: “ Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza…e Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” Genesi 1,26 27.

Tuttavia tale lettura positiva non durò per sempre e nel corso dei secoli successivi  cambiò, dal XIV sec. in poi infatti figura del centauro assume delle connotazioni decisamente negative accostandolo al demonio, alla malvagità all’ irrazionalità ed ad uno dei peccati capitali quale è quello dell’ ira.

Dante nella Divina commedia colloca i centauri all’Inferno nel primo girone del VII cerchio quali custodi dei violenti verso il prossimo immersi nel fiume Flegetonte, prima di Dante il poeta Virgilio nel VI capitolo dell’Eneide li aveva posti all’ ingresso dell’ Ade.

Nella cultura medievale poi, nei Bestiari, proprio per la sua doppia natura il centauro poteva essere accostato alla figura degli eretici considerati  metà pagani e metà cristiani ed agli increduli. Veniva poi usato per rappresentare i limiti dell’ uomo che non riesce ad elevarsi al di sopra della propria natura animale, ed inoltre poteva anche incarnare la superbia di colui che pecca.

I due centauri nella decorazione della parasta stanno ingaggiando una lotta contro un mostro alato dal corpo coperto di squame che viene rappresentato con due teste con le fauci spalancate, allusione alla lotta eterna contro il male.

Esattamente sopra le clave dei centauri sono scolpite due cornucopie strabordanti di frutti ed ancora più su posto sulla testa lata di un putto un piccolo vaso colmo di fiori.

Chiudono la decorazione due putti alati che reggono tra le mani ghirlande ancora una volta di fiori, le sole cose come qualcuno ha scritto, che assieme alle stelle ed ai bambini ci siano rimaste del Paradiso.

Successivo Articolo di approfondimento: l'elemento Aria della Colonna centrale