Incarnazione 4 A

Virtù cardinale: la prudenza

Ora prendiamo in considerazione le lesene più alte rispetto a quelle esaminate alla fine della I settimana. Si tratta di contemplare la presenza di Dio nella creazione, in altre parole di vedere Dio in ogni cosa. Questo atteggiamento deve riguardare sia realtà più elevate, com’è appunto l’essere umano nell’esercizio delle virtù morali, sia quelle realtà che implicano sensazioni, passioni, istinti ed emozioni.

Nella parte superiore della lesena che rappresenta la virtù della prudenza un angelo impugna un flagello e con l’altra mano sostiene una corona. Al di sopra e al di sotto dell’angelo, dei puttini rendono lode a Dio tenendo in mano palme e corone.

Riflessione:

Riguardo alla virtù della prudenza occorre un riferimento al giudizio umano, espresso nella sezione più bassa dal fascio littorio (che esprime il giudizio dello Stato) e dal personaggio umano (che esprime il giudizio oggettivo). Il limite è rappresentato da due puttini che ostruiscono l’ascesa del giudizio umano.

Al di sopra di tutto vi è il giudizio di Dio, espresso dall’angelo con la verga in mano. Quel giudizio che ci deve far essere prudenti quando valutiamo gli altri. Il Signore avverte di non giudicare e di non condannare “perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati” (Matteo 7,2).

Papa Giovanni XXIII distinguendo il peccatore dal peccato, ci dà una chiave di lettura per comprendere in che maniera è buono orientare la nostra intelligenza nell’atto di giudicare e condannare. La persona non può essere oggettivata tramite un giudizio. E’ sempre oltre ciò che possiamo esprimere su di lei.

Invito:

Un esercizio utile potrebbe essere appunto di verificare intimamente se, nel modo di vedere le persone – in maniera particolare con quelle con cui mi rapporto di più – riesco a distinguere il peccato dal peccatore, l’azione santa da colui che credo essere un santo.

Nota bene:

Matteo 7.