Incarnazione 5

Il corpo e il sangue di Cristo

Procedendo verso il fondo del Presbiterio avevamo contemplato nella parasta di sinistra un susseguirsi incessante di lavori agricoli: la raccolta del grano maturo (la mietitura, la raccolta delle spighe in covoni), mentre nella lesena più in alto avviene la trasformazione della farina in pane, e finalmente nell’ostia consacrata (racchiusa in un dorato ostensorio), che l’angelo mostra in alto perché sia adorata.

Il lavoro procede alacre e, man mano che la scena senza soluzione di continuità si svolge dal basso verso l’alto, gli atteggiamenti dei puttini si fanno sempre più composti e c’è chi si attarda con la falce in pugno, e chi ha già piccoli canestri colmi di pane. Un puttino tenta una carezza sul volto del fratellino, un altro prepara l’ombrello ricamato a vivaci colori che servirà a proteggere rispettosamente l’ostia consacrata. Tutto l’insieme sembra avvolto da un tenue velo di mestizia.

Nella parasta di destra invece avevamo contemplato il lavoro della vendemmia.

Adesso man mano che la scena si sviluppa verso l’alto, si scorgono altri puttini che sorreggono recipienti colmi di vino, preparato per la consacrazione. Infatti alcuni si affrettano a costruire un piccolo trono, la cui cupoletta è pronta per essere sollevata. Tutto traspira affettuosità, e due puttini con aggraziato gesto si avvicinano per scambiarsi un bacio. In tutta la scena c’è un senso di euforia. Anche questa composizione allegorica è dominata dalla figura dell’angelo che, a tutto rilievo e con abito svolazzante, mostra il calice (da p. Macaluso).

Riflessione:

Il credente approfondisce la conoscenza dell’Incarnazione considerandone il riflesso nella presenza eucaristica.

Il mistero dell’incarnazione ci porta a ritornare indietro fino alla selva oscura da cui siamo partiti. Con gli occhi rivolti al mistero dell’incarnazione, abbiamo la possibilità di vedere Dio in ogni cosa, iniziando dalla parte più nobile, che abbiamo considerato negli esercizi precedenti, cioè la nostra possibilità di acquisire le virtù morali, fino alla parte meno nobile di noi: cioè passioni ed istinti.

Rimanendo nella parte più sacra del tempio, siamo invitati a considerare quale altissima destinazione è assegnata ai due fondamentali frutti della terra, il grano e la vite, che si trasformano in ostia e vino consacrati. Si tratta della massima sublimazione della materia, transustanziata nella presenza reale del Cristo.

Non solo, ma l’opera d’arte ci pone davanti la possibilità che le nostre attività siano svolte come un culto divino, un culto che diventa Eucarestia, ringraziamento a Dio della nostra vita quotidiana con le sue gioie e le sue fatiche.

Invito:

La Celebrazione eucaristica è il luogo per eccellenza per incontrare Colui che ha assunto la nostra condizione umana.

L’Offertorio, durante la Celebrazione Eucaristica, rappresenta il momento dove la nostra condizione umana viene presentata al Signore. Il pane e il vino rappresentano le nostre cose quotidiane e con queste realtà chiediamo a Lui che si faccia carne nel nostro quotidiano.

Nella prossima Celebrazione ti chiediamo di presentare, durante l’offertorio, la tua vita, soprattutto quella parte dove hai maggiormente bisogno che entri il Signore della vita. Quella parte dove Cristo entri con la sua carne e il suo sangue.

Fai esperienza di questo potente strumento di salvezza e non ti dimenticare mai di ringraziare alla fine Dio, in quanto Eucarestia significa appunto rendere grazie!