Incarnazione 6 C

L’acqua

Nella lesena superiore, al di sopra dello stemma della famiglia Denti di Piraino, nello scudo centrale, – attorno al quale è inciso: «BENEDICITE MARI, ET FLUMINA DOMINO – BENEDICITE CETE, ET OMNIA QUAE MOVENTUR IN AQUIS DOMINO» (Benedite, mari e fiumi, il Signore – Benedite, mostri marini e quanto si muove nell’acqua, il Signore = Daniele 3,78-79) –, vi è il genietto dell’acqua. Sotto lo scudo, due graziosi puttini incoronano con alghe marine un altro puttino. Sopra lo scudo, emergono poderosi cavalli marini rampanti, pronti ad affrontarsi con impeto; puttini danzano e fanno da cornice a un polipo in marmo giallo e, sotto di loro, due puttini con anfore versano acqua in una grande conchiglia. Tutto l’insieme è una poesia intraducibile. Vi è un vivace dinamismo, una gioia eccitante e una sacralità.

Riflessione:

S. Roberto Bellarmino dice che l’acqua, può guidare il nostro pensiero verso il creatore: essa terge, purifica, smacchia, spegne il fuoco, disseta, mette in comunicazione tante cose diverse e per sé incomunicabili, e quanto più è compressa tanto più sale su. L’acqua è una traccia e un simbolo di Dio creatore di ogni cosa: è simbolo della grazia, dell’acqua viva, dell’opera dello Spirito Santo di cui si dice: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva, chi crede in me, come dice la Scrittura, dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva» (cfr. Gv 7,37-38) e «Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli» (cfr. Ez 36,25). La sorgente dell’acqua è simbolo di Dio, perciò è chiamato fonte di vita, fonte di sapienza. Per cui, come i fiumi ricevono acqua dalle sorgenti, così noi riceviamo l’esistenza da Dio. Da questa e da altre considerazioni ispirate dall’acqua come elemento a sé, il Bellarmino invita ad alzare lo sguardo verso Dio e, nell’ammirare l’infinita sua bontà per noi sue creature, ringraziarlo per l’acqua, la quale ci rammenta che egli è l’”Essere infinito, illimitato, immenso, assolutamente necessario». (da p. Macaluso).

Invito:

L’amore è il modo più bello di rappresentare l’acqua. L’amore ricevuto disseta il fiume di desideri che alberga nella nostra interiorità.

Allora richiama alla mente un’esperienza in cui una persona ti ha guardato con amore. Ricordala bene nei suoi dettagli: chi era? perché? Che cosa ho provato in quel momento? Lasciati guardare a lungo da questa persona. Accogli il suo sguardo d’amore su di te. Gusta questo sguardo. Senti gioia e ti lasci diventare un dono per lei.

Pensa ora al tuo Signore, Amore Onnipotente. Tu sai che Egli ti guarda: “Signore, Tu mi scruti e mi conosci, Tu sai quando seggo e quando mi alzo” (in ogni circostanza e in ogni momento) (Sal 139, 1-2).

Lascio che il mio Signore posi su di me il suo sguardo. “Dove andare lontano dal tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza?” (v. 7) “Sei Tu che hai creato le mie viscere, che mi hai tessuto nel seno di mia madre” (v. 13).

Sì, accolgo questo sguardo d’amore posato su di me fin dalla mia nascita: “Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi” (v. 16); “Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra” (v. 15).

Lo sguardo del Signore su di me è uno sguardo penetrante, e io mi offro e mi apro completamente alla dolcezza di questo sguardo che mi penetra fino al cuore: “Scrutami o Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri” (v. 23).

Il Signore mi rivela il valore che ho ai suoi occhi. Egli vede le bellezze che mi abitano dentro, i miei talenti, le qualità proprie a me e che mi distinguono dagli altri e che fanno di me un essere unico, che fanno della nostra coppia una coppia unica. Sono “qualcuno” ai suoi occhi, qualcuno la cui esistenza lo riempie di gioia. E che noi due siamo coppia, noi tre… quattro… siamo famiglia, lo riempie di gioia.

Vede in me, in noi anche quei tesori nascosti, quelle ricchezze d’essere di cui io stesso non mi rendo conto. Vede quello che io sarò un giorno, quel che saremo come coppia: un figlio di Dio cresciuto fino alla piena statura di Cristo, ad immagine di Cristo.

Accolgo questo sguardo penetrante del Signore su di me, su noi due. Mi sento nutrito dei benefici che questo sguardo produce in me: quale pace, quale forza, quale speranza, quale sicurezza, quale fiducia, quale solidità fa nascere in me questo sguardo d’amore!

Quale “meraviglia” suscita in me questa presa di coscienza di essere amato in tutto e per tutto ciò che sono?

Sento di essere l’oggetto della gioia di Dio. Mi lascio allora essere un dono per il mio Signore. Mi lascio diventare ringraziamento e lode: “Ti lodo perché mi hai fatto come un prodigio: sono stupende le tue opere” (v. 14).

Starò sempre sotto questo sguardo d’amore. Vivrò ogni giorno della mia vita nella presenza del suo amore. Sì, “…tutto è scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati quando non ne esisteva ancora uno” (v. 16); “Guarda se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita” (v. 24).

Nota Bene:

Sap 11, 24 – 12, 1: … poiché Tu ami tutte le cose esistenti…