La misericordia vs la superbia

Davide e Abigail

La bellissima raffigurazione di Gioacchino Vitaliano, in fondo al presbiterio, rappresenta Davide che incontra Abigail, moglie di Nabal. Loro erano molto ricchi e Davide chiese all’uomo un aiuto per continuare la battaglia come re e nello stesso tempo difendere anche il territorio di Nabal. Al posto dell’aiuto lui insultò Davide attraverso i messaggeri del re. Davide allora insorse con quattrocento uomini per vendicarsi del torto subito.

Abigail venuta a sapere della cosa gli venne incontro con duecento pani, due otri di vino, cinque arieti preparati, cinque misure di grano tostato, cento grappoli di uva passa e duecento schiacciate di fichi secchi montati su un’asina.

La capacità della donna di sentirsi serva del re fece evitare il peggio.

Riflessione

I due personaggi Davide e Nabal rappresentano due modelli diversi di vivere il potere. Mentre Davide è molto attento ad esercitare il potere anche in favore degli altri, Nabal lo utilizza solo a fini personali e per affermare la propria supremazia anche con insulti. L’indole di quest’ultimo personaggio richiama il leone che abbiamo visto nel file sull’esame di coscienza 3A, quel leone che Dante Alighieri vedeva come incarnazione della superbia.

Si cerca il potere fine a se stesso per coprire la propria nudità, che è la nostra condizione umana destinata a morire.

Riprendendo il file del leone dentro di te, la ricerca di potere è insita nella natura umana che non sopporta di non esistere più alla fine della vita.

Davide invece è colui che non si lascia sopraffare dalla sete di potere. Il potere è per lui un modo per esprimere la sua misericordia per essere con e per gli altri. Il potere non è visto più come mezzo per anestetizzare la nostra paura di morire, di non essere più, ma come un servizio con e per gli altri, che nasce dal riconoscimento di una realtà altrettanto forte che è l’amore. Un sentimento che fa rinunciare parte del proprio potere.

Invito

  1. Contempla il brano dell’incontro di Davide con Abigail.

Dopo aver letto il brano di 1o Libro di Samuele 25, 2-35, ricrea con la tua immaginazione il luogo del racconto. Con le tecniche di rilassamento, che trovi più facili da applicare, raggiungi il silenzio interiore, affinché anche i tuoi sensi possano essere coinvolti in tale contemplazione. Osserva il luogo non come se ci fosse uno schermo davanti a te sul quale vengono proiettate immagini cinematografiche ma, girando tutto intorno, a destra, a sinistra e di dietro. Scruta con l’immaginazione i personaggi che entrano in scena e quindi ascolta quello che dicono, fermati a guardare i loro volti, le loro espressioni, tocca magari qualcosa della scena per sentirti sempre di più coinvolto in ciò che viene raccontato.

Soffermati su come Davide ha appreso l’insulto di Nabal; i sentimenti che affiorano e che si vedono sul suo viso. Poi soffermati su come Davide ha reagito all’incontro con Abigail e contempla come abbia accolto la sua richiesta di perdono.

Alla fine soffermati sul gusto interiore che ha suscitato in te tale contemplazione, se hai gustato la sensazione di pace, di serenità, di fiducia negli altri …

Annotalo sul tuo diario, perché nel tuo quotidiano potresti ritrovare gli stessi gusti interiori in certe circostanze, che potrebbero essere compresi alla luce della tua contemplazione.

  1. Prendi consapevolezza dei tuoi movimenti interiori

quando anche tu hai ricevuto un rifiuto per una richiesta che hai fatto recentemente. Come hai reagito a tale rifiuto? Senza entrare troppo nel merito, se tale rifiuto sia stato segnato da una certa ingiustizia o meno, fai memoria unicamente dei tuoi movimenti interiori. Cosa hai provato? Quali sono le sensazioni che sono emerse con maggiore costanza in tali frangenti?

Questo esercizio può essere fatto seguendo il metodo di quello precedente.

  1. Nella tua meditazione periodica, quella della vigilanza

dei tuoi movimenti interiori, puoi seguire il metodo fatto presente al capitolo 9 della prima parte anche per inserire le riflessioni di questo capitolo.

Nel quinto e ultimo punto dell’esercizio di vigilanza sui tuoi moti interiori, ti consigliamo di soffermarti su alcuni tuoi punti di forza. Grazie ad essi avrai la possibilità di non soccombere di fronte a possibili rifiuti a diversi tuoi richieste che, inevitabilmente, si presenteranno lungo il corso della tua vita. Per esempio possono essere la tua capacità di vivere con e per l’altro; di cercare di vedere come mai l’altro ti abbia risposto negativamente prima delle tue rivendicazioni; di essere consapevole che in fondo si può vivere bene anche senza quello che per forza tu dovresti avere.

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