I settimana – VI Giorno

Elemento fuoco

I due puttini hanno lingue di fuoco in mano, sottratte ai due draghetti. Queste lingue di fuoco arrivano più in alto dove ci sono un elmo e una corazza. Essi sono delle chiare allusioni agli strumenti di guerra (essa è il simbolo più evidente della passione umana vinta dalla sete di dominio). Le fiamme sono alimentate dal gagliardo soffio di genietti, che sembrano sbocciare da una corolla.

È resa l’idea della luce e del calore, che possono essere benefici o malefici… (= odio e amore, fuoco delle passioni).

La fiamma che deriva dalle nostre passioni può generare realtà malefiche come la guerra, mentre le fiamme sottratte ai due draghetti, che risalgono agli strumenti di guerra, sono lì per purificarli e orientarli. Infatti il fuoco divino comincia a insinuarsi nei cuori umani, sede della guerra. Il cuore si sente così spedito da prender quasi le ali di colomba e viene dilatato dall’amore. Gesù aveva detto che era venuto per portare fuoco sulla terra e quanto vorrebbe che fosse già acceso (Luca 12,49).

La fenice, che si trova a mezza altezza della lesena più bassa, è simbolo della risurrezione. Dalle sue ceneri sorgerà una nuova vita. Dio farà in modo che “dalle loro spade forgeranno vomeri,
dalle loro lame, falci.
Nessuna nazione alzerà la spada contro un’altra nazione
e non impareranno più l’arte della guerra” (Michea 4,3). (da p. Macaluso).

Riflessione:

La nostra sensibilità è diversa. Siamo unici e irripetibili. Così anche il modo di gestire il nostro mondo interiore è unico e irripetibile.

Non possiamo modificare il nostro carattere. Se uno è cresciuto mansueto non potrà vivere in maniera aggressiva. Se uno è cresciuto pieno di energia non potrà vivere con le pantofole ai piedi. Quello che è possibile è orientare in una certa direzione o in un’altra il nostro carattere o meglio il nostro mondo interiore con le sue pulsioni, emozioni e passioni.

In questo caso la lotta è rappresentata dall’impegno a saper ben orientare il nostro fuoco interiore.

Il nostro pathos forgia il nostro talento. Senza l’energia interiore non abbiamo motivazioni per costruire il nostro futuro. I depressi infatti sono coloro che si ritrovano senza pathos, senza prospettiva per il domani.

Invito:

Occupa qualche tempo con un esercizio di rilassamento. Ora immagina di scendere nella profondità del tuo essere, fino a raggiungere il centro.

C’è oscurità dappertutto … però là trovi una fiamma viva di amore protesa verso Dio.

Segui il ritmo della fiamma con una parola, una breve frase: il nome di Gesù o Abba o vieni Santo Spirito o mio Dio, mio tutto.

Senti queste parole emesse dal profondo del tuo essere. Non pronunciarle. È un udire debolmente queste parole, come se venissero da lontano.

Immagina che il suono cresca gradualmente, fino a riempirti completamente. Lo senti nella testa, nel petto, nello stomaco e in tutto il tuo corpo.

Dopo un po’ il suono lo ascolti in tutta la tua stanza, poi nei dintorni. Poi cresce in intensità e riempie tutta la terra e il cielo, cosicché tutto l’universo risuona delle parole scaturite dal profondo del tuo cuore.

Soffermati un po’ su questa parola e pronunciala con amore.